Avevo sentito a lungo parlare di quest’isola immersa nel mediterraneo dal nome lungo e risonante: Pantelleria.

Un nome, nulla di più. Troppo piccola per individuarla quando muovi il cursore con Google Maps.

Per trovare Pantelleria devi zoommare e zoommare, fino a trovarla lì, molto più vicina alle coste della Tunisia che a quelle della Sicilia. 

C’è chi arriva a Pantelleria, magari per la prima volta, e cerca di restare più che può… e chi arriva e scappa, troppo spaventato da ciò che l’isola ti chiede.

A Pantelleria non puoi pensare di contare qualcosa, vince sempre lei. 

Con le sue coste aspre, il suo mare blu e i venti che la spazzano costanti e che inevitabili hanno la meglio su tutto. 

Ha la meglio sui turisti che provano a scegliere le calette più riparate; sui piloti dei voli che atterrano in una aeroporto dalla pista cortissima che richiede loro conoscenze particolari; ma anche sulla vita dei panteschi, che si adattano, coltivando viti di Zibibbo bassissime, piegate a terra, riparate come possono dai muretti a secco dalla tradizione millenaria. 

Non c’è alternativa alla sopravvivenza per viti, ulivi e capperi, inginocchiati in un cespuglio, giù vicini alla terra rossa, anche loro per volontà dell’isola e dei suoi venti.

Quando soffia lo scirocco l’isola ribolle di calore e quasi sembra che il vulcano che l’ha generata sia ancora lì, a spingere fuori la sua lava, indelebile segno delle sue coste.

Pietra grigia, nera, più appuntita o più sinuosa, più densa o più porose a mostrare ancora la gli elementi naturali che dal magma si sono liberati nel momento in cui, nascendo, incontrava il Mediterraneo.

Su questa costa nera la vegetazione, fatta di piccoli arbusti, sembra arrivata giusto ieri, insieme a noi turisti, prova anch’essa ad adattarsi all’isola, a sopravvivere, ad ancorarsi al suolo, con tenacia giorno dopo giorno.

“Quest’isola è fatta di lava, è magnetica…ti attira sempre a sé”

ti dicono i panteschi quando riparti. 
Suona di minaccia. 

Ti renderai conto solo a casa che non potrai fare a meno di tornarci.